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October 23 Romeo and Juliet [Scena del balcone]Oh, quale luce vedo sprigionarsi lassù, dal vano di quella finestra? È l’oriente, lassù, e Giulietta è il sole! Sorgi, bel sole, e l’invidiosa luna già pallida di rabbia ed ammalata uccidi, perché tu, che sei sua ancella, sei di gran lunga di lei più splendente. Non restare sua ancella, se invidiosa essa è di te; la verginal sua veste s’è fatta ormai d’un color verde scialbo e non l’indossano altre che le sciocche. Gettala via!… Oh, sì, è la mia donna, l’amore mio. Ah, s’ella lo sapesse! Ella mi parla, senza dir parola. Come mai?… È il suo occhio che mi discorre, ed io risponderò. Oh, ma che sto dicendo… Presuntuoso ch’io sono! Non è a me, ch’ella discorre. Due luminose stelle, tra le più fulgide del firmamento avendo da sbrigar qualcosa altrove, si son partite dalle loro sfere e han pregato i suoi occhi di brillarvi fino al loro ritorno… E se quegli occhi fossero invece al posto delle stelle, e quelle stelle infisse alla sua fronte? Allora sì, la luce del suo viso farebbe impallidire quelle stelle, come il sole la luce d’una lampada; e tanto brillerebbero i suoi occhi su pei campi del cielo, che gli uccelli si metterebbero tutti a cantare credendo fosse finita la notte. Guarda com’ella poggia la sua gota a quella mano… Un guanto vorrei essere, su quella mano, e toccar quella guancia! GIULIETTA - ( Come avesse sentito un rumore, o forse assorta in tristipensieri, sospirando )Ahimè!… ROMEO - ( Tra sé)Dice qualcosa… Parla ancora, angelo luminoso, sei sì bella, e da lassù tu spandi sul mio capo tanta luce stanotte quanta più non potrebbe riversare sulle pupille volte verso il cielo degli sguardi stupiti di mortali un alato celeste messaggero che, cavalcando sopra pigre nuvole, veleggiasse per l’infinito azzurro! GIULIETTA - Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Ah, rinnega tuo padre!… Ricusa il tuo casato!… O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti! ROMEO - ( Sempre tra sé)Che faccio, resto zitto ad ascoltarla, oppure le rispondo?… GIULIETTA - Il tuo nome soltanto m’è nemico; ma tu saresti tu, sempre Romeo per me, quand’anche non fosti un Montecchi. Che è infatti Montecchi?… Non è una mano, né un piede, né un braccio, né una faccia, né nessun’altra parte che possa dirsi appartenere a un uomo. Ah, perché tu non porti un altro nome! Ma poi, che cos’è un nome?… Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome? Così s’anche Romeo non si dovesse più chiamar Romeo, chi può dire che non conserverebbe la cara perfezione ch’è la sua? Rinuncia dunque, Romeo, al tuo nome, che non è parte della tua persona, e in cambio prenditi tutta la mia. ROMEO - ( Forte)Io ti prendo in parola! D’ora in avanti tu chiamami “Amore”, ed io sarò per te non più Romeo, perché m’avrai così ribattezzato. GIULIETTA - Oh, qual uomo sei tu, che protetto dal buio della notte, vieni a inciampar così sui miei pensieri? ROMEO - Dirtelo con un nome, non saprei; il mio nome, cara santa, è odioso a me perché è nemico a te. Lo straccerei, se lo portassi scritto. GIULIETTA - L’orecchio mio non ha bevuto ancora cento parole dalla voce tua, che ne conosco il suono: non sei Romeo tu, ed un Montecchi? ROMEO - No, nessuno dei due, bella fanciulla, se nessuno dei due è a te gradito. GIULIETTA - Ma come hai fatto a penetrar qui dentro? Dimmi come, e perché. Erti e scoscesi sono i muri dell’orto da scalare, e se alcuno dei miei ti sorprendesse, sapendo chi sei, t’ucciderebbe. ROMEO - Ho scavalcato il muro sovra l’ali leggere dell’amore; amor non teme ostacoli di pietra, e tutto quello che amore può fare trova sempre l’ardire di tentare. Perciò i parenti tuoi non rappresentano per me un ostacolo. GIULIETTA - Ma se ti trovan qui, ti uccideranno! ROMEO - Ahimè, c’è più pericolo per me negli occhi tuoi che in cento loro spade: basta che tu mi guardi con dolcezza, perch’io mi senta come corazzato contro l’odio di tutti i tuoi parenti. GIULIETTA - Io non vorrei però per nulla al mondo che alcun di loro ti trovasse qui. ROMEO - La notte mi nasconde col suo manto alla lor vista; ma se tu non m’ami, che mi trovino pure e che mi prendano: assai meglio è per me finir la vita desiderando invano l’amor tuo. GIULIETTA - Come hai fatto a venire fino qui? Chi t’ha guidato? ROMEO - Amore per il primo ha guidato i miei passi. È stato lui a prestarmi consiglio nel trovarlo; io gli ho prestato in cambio solo gli occhi. Io non sono un nocchiero, ma se tu fossi lontana da qui quanto la più deserta delle spiagge bagnata dall’oceano più remoto, io correrei qualsiasi avventura per cercar sì preziosa mercanzia. GIULIETTA - Sai che la notte copre la mia faccia della sua nera maschera, l’avresti vista arrossare, se no, per ciò che m’hai sentito dir poc’anzi. Ah, vorrei tanto mantener la forma, rinnegar quel che ho detto!… Ma addio ormai inutili riguardi! Tu m’ami?… So che mi rispondi “Sì”, ed io ti prenderò sulla parola; ma non giurare, no, perché se giuri, potresti poi dimostrarti spergiuro. Agli spergiuri degli amanti - dicono - ride anche Giove. O gentile Romeo, se m’ami, dimmelo con lealtà; se credi ch’io mi sia lasciata vincere troppo presto, farò lo sguardo truce e, incattivita, ti respingerò, perché tu sia costretto a supplicarmi… Ma no, non lo farei, per nulla al mondo!… In verità, leggiadro mio Montecchi, io di te sono tanto innamorata, da farti pur giudicar leggerezza il mio comportamento; però credimi, mio gentil cavaliere, che, alla prova, io saprò dimostrarmi più fedele di quelle che di me sono più esperte nell’arte di apparire più ritrose. E più ritrosa - devo confessarlo - sarei stata, se tu, subitamente, prima ch’io stessa me ne fossi accorta, non m’avessi sorpresa a confessar l’ardente mia passione a me stessa. Perdonami perciò, e non voler chiamare leggerezza la mia condiscendenza, come t’avrà potuto suggerire il buio della notte. ROMEO - Mia signora, per questa sacra luna che inargenta le cime di questi alberi, ti giuro… GIULIETTA - Ah, Romeo, non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese nel suo rotondo andare, ché l’amor tuo potrebbe al par di lei dimostrarsi volubile e mutevole. ROMEO - Su che vuoi tu ch’io giuri? GIULIETTA - Non giurare; o, se ti piace, giura su te stesso, su codesta graziosa tua persona, l’idolo della mia venerazione, e tanto basterà perch’io ti creda. ROMEO - Se l’amor del mio cuore… GIULIETTA - Non giurare, ho detto: benché tu sia la mia gioia, gioia non mi riesce di trovare nell’impegno scambiatoci stanotte: troppo improvviso, troppo irriflessivo, rapido, come il fulmine, che passa prima che uno possa dir “Lampeggia!”. Buona notte, dolcezza. Questo bocciolo d’amore, schiudendosi all’alito fecondo dell’estate, potrà, al nostro prossimo incontrarci, dimostrarsi un bel fiore profumato. Buona notte. La pace ed il riposo discendano soavi sul tuo cuore, come soave è tutto nel mio petto. ROMEO - Oh, vuoi lasciarmi così insoddisfatto? GIULIETTA - Insoddisfatto? E qual soddisfazione pensavi tu d’aver da me stasera? ROMEO - Sentirmi ricambiar dalla tua bocca il mio voto d’amore. GIULIETTA - Te l’ho dato, ancor prima che tu me lo chiedessi; se pur vorrei che fosse ancor da dare. ROMEO - Vorresti ritirarlo? E perché, amore? GIULIETTA - Per potermi mostrare generosa, e dartelo di nuovo, a piene mani. Io non desidero che quel che ho. La mia voglia di dare è come il mare, sconfinata, e profondo come il mare è l’amor mio: più ne concedo a te, più ne possiedo io stessa, perché infiniti sono l’una e l’altro. ( La voce della Nutrice dall’interno, che chiama:“Giulietta!” )Sento voci da dentro casa… Addio, addio, mio caro amore!… Vengo, balia!… Dolce Montecchi, restami fedele. Aspetta ancora un po’, ritorno subito. ( Si ritira)ROMEO - O notte, notte di benedizioni! Un sogno, temo, nient’altro che un sogno è questo: troppo dolce e lusinghiero per essere realtà! GIULIETTA riappare improvvisamente in alto GIULIETTA - Ancora tre parole, Romeo caro, e poi la buonanotte, per davvero. Se onesto è l’amoroso tuo proposito e l’intenzione tua è di sposarmi, mandami a dir domani, per qualcuno ch’io manderò da te, il luogo e l’ora in cui vuoi celebrare il sacro rito ed io son pronta a mettere ai tuoi piedi, tutti i miei beni, ed a seguire te sempre e dovunque, come mio signore… NUTRICE - ( Da dentro)Madamigella! GIULIETTA - Vengo, vengo subito! ( A Romeo)… ma se diversa è l’intenzione tua, ti scongiuro… NUTRICE - ( Da dentro)Giulietta! GIULIETTA - Sto venendo! … smetti di corteggiarmi ed abbandonami al mio dolore. Manderò domani… ROMEO - Così possa salvarsi la mia anima… GIULIETTA - Ancora buona notte, mille volte! ( Si ritira)ROMEO - Mala notte, puoi dire, mille volte, se mi viene a mancare la tua luce! L’amore corre ad incontrar l’amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma l’amore che deve separarsi dall’amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola… ( Si trae indietro lentamente)GIULIETTA appare di nuovo alla finestra GIULIETTA - Pssst! Romeo!… Oh, avere il sibilo d’un falconiere per poter richiamar questo terzuolo! (48)Ma la clausura è roca, ha voce fioca e non può parlar alto; altrimenti vorrei gridar sì forte da squarciar l’antro ove riposa Eco (49)e soverchiare l’aerea sua voce, sì da farla più fioca della mia, a forza di chiamar: “Romeo! Romeo!” ROMEO - ( Tornando indietro)È la stessa mia anima che invoca così il nome mio. Come soavi suonan nella notte le voci degli amanti: sommessa musicalità d’argento dolcissima all’orecchio che l’ascolta… GIULIETTA - Romeo! ROMEO - Cara… GIULIETTA - A che ora domattina posso mandar da te?
ROMEO - Verso le nove. GIULIETTA - Non mancherò. Mi parranno vent’anni fino allora… Perché t’ho richiamato?… Che sciocca! Non me lo ricordo più! ROMEO - Lascia allora ch’io resti qui con te fino a tanto che ti ritorni in mente. GIULIETTA - E così io, per farti rimanere ancora un poco, tornerò a scordarmelo, ricordandomi solo di una cosa: quanto m’è dolce la tua compagnia. ROMEO - E io ci resterò, perché dimentica tu resti ancora, dimentico io stesso d’aver altra dimora fuor che questa. GIULIETTA - Ormai è quasi l’alba; vorrei che tu già fossi via da qui, non più lungi però dell’uccellino che la bimbetta lascia saltellare lontan dalla sua mano, ma lo tiene legato alla catena come suo prigioniero, e, in una stratta, d’un fil di seta lo riporta a sé, simile ad una amante gelosa di quel po’ di libertà. ROMEO - Quel prigioniero vorrei esser io. GIULIETTA - E così vorrei io, dolcezza mia, anche se finirei col soffocarti per le troppe carezze… Buona notte! Separarci è un dolore così dolce che non mi stancherei, amore mio, di dirti “buona notte” fino a giorno. ( Si ritira)ROMEO - Siano dimora al sonno gli occhi tuoi, alla pace il tuo cuore. Sonno e pace vorrei essere io, pel tuo riposo. Ora da qui raggiungerò la cella del mio fidato padre confessore a domandargli la sua assistenza e confidargli questa mia fortuna. [...] William Shakspeare: Romeo e Giulietta, Scena del balcone. Comments (2)
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